a cura di Gerardo Cremona
La nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri a Chef del Governo del Regno del Marocco segna un passaggio di forte rilievo nella storia istituzionale del Paese. Il 29 settembre 2026, al Palazzo Reale di Rabat, Sua Maestà il Re Mohammed VI, ha ricevuto la coordinatrice della direzione collegiale del Partito Autenticità e Modernità e, in applicazione dell’articolo 47 della Costituzione, le ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo.
Non si tratta soltanto della designazione di una nuova responsabile dell'esecutivo. La scelta si colloca all'interno di un processo più ampio di trasformazione della presenza femminile nelle istituzioni marocchine, sviluppatosi durante il regno di Mohammed VI e accompagnato da importanti riforme giuridiche, politiche e sociali.
Uno dei passaggi fondamentali è stata la riforma della Moudawana del 2004, che ha modificato profondamente il quadro giuridico relativo alla famiglia. La riforma ha introdotto il principio della responsabilità congiunta dei coniugi nella gestione familiare, fissato a 18 anni l'età legale del matrimonio per uomini e donne, rafforzato le condizioni relative alla poligamia, ampliato le possibilità di divorzio e riconosciuto alla donna maggiorenne la possibilità di contrarre autonomamente il matrimonio. La discussione sulla nuova riforma della Moudawana si inserisce oggi nella prosecuzione di questo percorso, con questioni che riguardano l'uguaglianza, la tutela dei minori e la sicurezza giuridica delle famiglie.
La presenza femminile è cresciuta anche nelle strutture dello Stato e nella diplomazia. Durante il regno di Mohammed VI, donne marocchine hanno assunto incarichi di ambasciatrici e responsabilità di vertice all'interno del Ministero degli Affari Esteri. Tra gli esempi ricordati figurano Mounia Boucetta, Nabila Freidji, Bouchra Kadiri Boudchich, Wissane Zailachi e Nezha Alaoui M’Hamdi, a testimonianza di una progressiva apertura delle istituzioni diplomatiche alla leadership femminile.
Un altro nome simbolico è quello di Zoulikha Nasri, prima donna a ricoprire l'incarico di consigliera del Re. La sua presenza ai vertici del processo decisionale ha rappresentato un ulteriore segnale dell'accesso delle competenze femminili alle sfere strategiche dello Stato.
Il percorso riguarda anche l'amministrazione territoriale. L'accesso delle donne alle funzioni di wali e agli incarichi di responsabilità regionale rappresenta infatti uno dei terreni sui quali si misura concretamente la trasformazione delle istituzioni. La partecipazione femminile non è più confinata a settori specifici, ma interessa progressivamente diplomazia, amministrazione, politica e governo.
La nomina di El Mansouri porta quindi questa evoluzione a un livello ancora più alto. Una donna assume la guida del governo marocchino in un Paese nel quale la modernizzazione istituzionale procede nel quadro della monarchia costituzionale e delle riforme promosse durante il regno di Mohammed VI.
Il tema, naturalmente, non si esaurisce nelle nomine. L'emancipazione femminile comprende almeno tre dimensioni: giuridica, politica ed economico-sociale. Le riforme legislative devono tradursi in diritti effettivamente esercitati; la presenza nelle istituzioni deve accompagnarsi alla reale uguaglianza delle opportunità; l'accesso alle responsabilità deve essere sostenuto da istruzione, occupazione e autonomia economica.
La scelta di Fatima Ezzahra El Mansouri assume dunque un valore che va oltre la cronaca politica del 29 settembre. È un nuovo capitolo di un processo iniziato anni fa e che oggi porta una donna al vertice dell'esecutivo marocchino. Il Marocco conferma così, attraverso una scelta istituzionale concreta, che la questione della partecipazione femminile non appartiene soltanto al linguaggio delle riforme: entra direttamente nella stanza dove si prendono le decisioni.
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